Supervisione Asta di beneficienza ed ideazione dell'immagine di copertina : Ilse Sanftl
Testi critici delle opere : Margherita Domeniconi
Fotografia e web master : Renato Gucciardi

"Pittrice valentissima. Oltraggiata, appena giovinetta, nell'onore e nell'amore. Vittima svillaneggiata in un processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito fra i sessi."

Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1598.

Già nel 1609 esprime la sua abilità ritraendo l'amica Tuzia insieme al figlio. Nel 1612 ha inizio il processo per stupro, terminerà dopo cinque mesi con una lieve condanna per Tassi. Artemisia subirà l'umiliazione di plurime visite ginecologiche pubbliche, verrà torturata, ma non ritratterà mai la sua deposizione. Non fu mai creduta.

Un mese dopo la fine del processo Artemisia, insieme al marito Pietro Antonio di Vincenzo Stiattesi, sposato nel novembre del 1612, si trasferisce a Firenze dove viene introdotta alla corte del granduca Cosimo II. Il successo è immediato, inizia a ottenere lavori su commissione.

Appartiene, come il padre Orazio, al Seicento artistico italiano. Sin da piccola si rivela l'unica, tra i figli di Orazio, a essere dotata di talento: Moglie, madre, pittrice. Vivere a Firenze non è semplice: tornerà a Roma dove vivrà un periodo molto felice dal punto di vista artistico. Tra il 1625 e il 1630 è quasi sicuramente a Venezia. Nel 1630 è a Napoli. Nel 1637 giunge alla corte di Carlo I d'Inghilterra. Dopo la morte del padre Orazio, avvenuta nel 1639, torna in Italia. Muore qualche anno più tardi, stanca e dimenticata.

Nella pittura di Artemisia Gentileschi
la donna perde quella funzione decorativa, tanto richiesta dai committenti, per recuperare invece una statura morale.
Le femministe degli anni '70 hanno colto nel dipinto tutto il dramma di Artemisia stuprata, questa è la lettura più semplice e conosciuta, non ci è dato sapere se è la più corretta, Artemisia non è qui a rispondere a questo interrogativo, di lei ci rimangono i dipinti e il bellissimo romanzo di Anna Banti che dà voce ad un'artista inquieta e passionale capace di lottare contro le convenzioni dell'epoca in cui visse.